venerdì 24 ottobre 2008
Un sogno.
Una volta feci un sogno,in questo sogno nascevo vivevo e morivo.
Come il battito di un ciglio, ogni vita trascorreva nell'illusione di eternità.
Un giorno mi resi conto di sognare e volli svegliarmi, trovai un nuovo mondo in cui non si nasceva ne viveva ne si moriva.
Era un bel mondo e vissi là per un attimo, tra il battito di un cuore ed il successivo, nell'eterno divenire toccai il vetro dell'anima. Ma al suono fesso degli artigli capì ancora una volta di sognare comprendendo che non sono io che dormo ma sono solo un sogno.
Di chi sono il sogno?
Dell'anima, di Dio, di un gatto che dorme sul mio letto?
O forse sono solo il sogno dell'orso in letargo?
Stanotte mi trovai in un mondo obliato
oscuri pensieri e versi struggenti
gemeva il mio cuore da tempo dimenticato
nel suono di terse stelle lucenti.
Oscuro piede nella fossa
dito splendente al chiaro di luna
e ventre peloso nell'aria mossa
lambivan il creato sognando la duna.
Lacci e legami cingean le mani
orridi laidi, sporchi di sangue,
ricordi di un obliato domani,
senza voce parlavan tre lingue.
Oh se potessi muovere il dito
innalzare il piede dal fosso
navigherei verso il mare proibito
lacerando il vestito del cuore commosso.
Eppure preferisco restare
tra tanti doni che il ventre riceve
accettai quello di diventare
rimpiangendo il giorno che sarò coperto dalla neve.
gioia e felicità dal nero al bianco sarà un giorno svelato
orquando gli occhi l'orso aprirà dal suo mondo incantato.
oscuri pensieri e versi struggenti
gemeva il mio cuore da tempo dimenticato
nel suono di terse stelle lucenti.
Oscuro piede nella fossa
dito splendente al chiaro di luna
e ventre peloso nell'aria mossa
lambivan il creato sognando la duna.
Lacci e legami cingean le mani
orridi laidi, sporchi di sangue,
ricordi di un obliato domani,
senza voce parlavan tre lingue.
Oh se potessi muovere il dito
innalzare il piede dal fosso
navigherei verso il mare proibito
lacerando il vestito del cuore commosso.
Eppure preferisco restare
tra tanti doni che il ventre riceve
accettai quello di diventare
rimpiangendo il giorno che sarò coperto dalla neve.
gioia e felicità dal nero al bianco sarà un giorno svelato
orquando gli occhi l'orso aprirà dal suo mondo incantato.
Anche io voglio acculturare l'italia.
(Grazie per esistere sei sempre nei nostri cuori.)
Dato che il buon vecchio Silvio ha deciso di regalare agli italiani la possibilità di farsi una cultura completa sotto tutti i punti di vista con la sua nuova università delle libertà, io non voglio essere da meno e regalo un master a tutti i giovani laureati in tale facoltà.
giovedì 23 ottobre 2008
Il sesto senso.
Cos'è il sesto senso?Pensate di essere un pittore e sbadatamente vi accorgete solo dopo aver dipinto il quadro che il colore che avete usato è identico a quello della tela.
Paesaggi, mari, monti, donne che mostrano il seno ammiccante e uomini sopiti nell'albero sfrondato respiranti il silenzio dell'attimo, tutto ciò che avete espresso dal vostro cuore è là davanti a voi ma nessuno può vederlo. Nemmeno voi stessi quando aprite gli occhi dal mondo raggiante della creazione siete in grado di vedere. Allora in questi casi il pittore si dipinge anch'esso nel quadro usando il suo stesso sangue, e goccia dopo goccia il rosso diventa marrone, poi nero, poi d'improvviso un guizzo rosa seguito dal giallo che tramuta in verde speranza dell'azzurro fino a tornare all'indaco vermiglio, alto quanto basso, presuntuoso quanto inutile, umile quanto dominante . E cosi il quadro può essere osservato, prende vita nella goccia versata, prende il colore che è stato donato. Il pittore tutto felice muore nel quadro e come spirito torna ad osservarlo, lontano e vicino, dal cuore il soffio lasciato, dagli occhi il raggio spento.
Ma con orrore il pittore si rende conto che quel quadro non è il suo, ciò che vede, impronta del suo sangue, non è ciò che aveva dipinto con mano ferma e sicura e mente posta nell'occhio della creazione. Ciò che si vede cos'è? E' vista del raggio che procede il cuore, è suono del sacrificio, è odore del sangue versato, è tocco ultimo dell''ignoranza, è il gusto dell'errore troppo tardi compreso.
Eppure dietro quei cinque sensi, dietro la macchia bella come la guerra e mortale come la donna dal seno ammiccante, esiste nascosto e perduto il sesto senso.
L'orso che vi grida alle spalle pronto a divorarvi in una foresta buia ed illuminata dal chiarore della luna lo sentite?
La luce che la donna emette stesa sulla spiagga a prendere il sole la vedete?
Nel bianco sul bianco, nel nero sul nero, l'uomo avverte il disegno del pittore ma anche il muto stupore del sangue ignoto.
Ecco quello è il sesto senso.
Se non avete capito cos'è venite di notte nel bosco dell'orso e ve lo spiegherò di persona.
La danza sciamanica.

La vignetta fa schifo perchè ho massacrato il curatore del blog per essersi vestito in quel modo, quindi non era in grado di disegnare bene con le braccia spezzate.
Parliamo di un argomento poco noto, ma abbastanza caro agli orsi mannari : la danza.
Si anche noi orsi mannari danziamo, nonostante la panza. La danza però non è quella di voi esseri umani , ogni orso trova la propria durante il corso dell'esistenza e la usa per danzare tra i mondi. Alcuni sciamani hanno copiato da noi orsi mannari tali movimenti, mettendo su una teoria alquanto strana sul perchè si deve danzare in un certo modo e non in un altro, tale teoria va sotto il nome di danza sciamanica.
Ma sarà bene raccontare con ordine come gli sciamani sono arrivati a danzare tra i mondi.
Tutto ebbe inizio decine di migliaia di anni fa, quando l'uomo iniziava a porsi interrogativi importanti sul come perchè e quando mangiare. Tra questi uomini ce ne stava uno in particolare che ripeteva continuamente queste domande, tanto che spesso si dimenticava la parte finale chiedendo solo il come e perchè.
Chiedeva ad un sasso "come, perchè?"
Chiedeva ad un frutto "come, perchè?"
Chiedeva ad un'altro uomo che si faceva di brutto le sue tredici concubine "come, perchè?", ottenne risposta solo in quest'ultimo caso divenendo lui stesso la quattordicesima concubina.
Cosi gli uomini domandavano e domandavano, ed un giorno uno di essi finì in una caverna buia, cosi buia che non vedeva nemmeno se stesso. Il caso volle che in quella caverna stesse svernando un orso mannaro particolarmente antipatico ( caratteristica tipica di noi orsi mannari, vincitori per tre eoni di fila del premio il miglior sorriso antipatico del multiverso ), che appena sentì l'uomo camminare nel buio decise di farli uno scherzetto.
"Ehi uomo" disse l'orso mannaro con una voce cavernosa, "vuoi sapere le risposte alla tue domande?" aggiunse facendo tremare l'oscurità.
L'uomo rispose "si, voglio sapere il come e perchè di tutto".
L'orso mannaro disse "Se vuoi sapere devi imparare a danzare tra i mondi chiusi dentro te stesso".
L'uomo rispose "non capisco cosa vuoi dire, ma insegnami a danzare voglio sapere"
"Non farà tanto male" disse l'orso mannaro e sbranò l'uomo di cui rimasero solo le ossa, poi le avvolse di pelle di lupo e mise sul teschio delle penne di corvo.
"Allora sciamano hai capito come si danza nel buio per viaggiare tra i mondi?" disse l'orso mannaro.
Lo sciamano rimase in silenzio per circa un migliaio di anni e poi disse "no".
Ripercorriamo cosa avvenne e come mai giunse a tale conclusione.
All'inizio lo sciamano nel silenzio aveva visto di non essere un corpo, di non essere carne, di non essere nemmeno ossa ma di essere un uovo.
"Cazzo" pensò dopo i primi secondi lo sciamano, "sono un uovo".
Rimase cosi per un centinaio di anni a trovare una risposta alla domanda "è nato prima l'uovo o la gallina?", ma non trovando risposta abbandonò la domanda. Poi studiandosi meglio capì che in realtà era un uovo particolare, se si toccava in un punto ( non il famoso punto G ) iniziava a vedere ed a sentire come se avesse un corpo reale.
Era un punto di contatto attraverso cui passavano dei fili, lo avrebbe chiamato punto di falso contatto se fosse esistita la corrente elettrica a quei tempi, ma lo chiamò punto d' unione.
Cosi lo sciamano scoprì dopo un centinaio di anni il punto di unione.
Andò avanti tastandosi tutto, e scoprì che quel punto poteva muoversi in particolari condizioni. Ogni volta che si muoveva vedeva cose differenti, reali tanto quanto lui.
Iniziò a vivere in altri mondi, tanto che si dimenticò di essere un uovo e tornò ad essere un uomo.
Passarono cosi quasi mille anni, poi una notte lo sciamano ebbe freddo dato che aveva le ossa scoperte ed uscì fuori dalla sua capanna guardando le stelle nel cielo.
Non si sa bene ne come ne perchè ma si ricordò in quell'istante di essere nuovamente un uovo, allora disse "basta voglio uscire da quest'uovo".
Aprì l'uovo, un'operazione difficile dato che era come aprire se stesso, il giorno in cui si festeggiava la resurrezione di un uomo che non era morto, e scoprì una cosa che mai si sarebbe aspettato.
Fuori dall'uovo era pieno di ragnoni giganti che tessevano fili spessi come catene da un uovo ad un altro. Erano centinaia di migliaia le uova legate dai fili, ed ancora di più erano i ragni che si muovevano alacremente da un uovo ad un altro.
"Salve" disse lo sciamano ad un ragno che fissandolo stupito si era fermato a guardarlo.
"Sono un uovo di ragno? Sono vostro figlio?" disse lo sciamano cercando risposte alle sue domande.
Il ragno iniziò a ridere, una risata orribile e putrida, e torcendosi sulle sue otto zampe disse "tu figlio nostro? No, sei solo la nostra cena".
Lo sciamano scappò uscendo dal suo guscio ormai rotto e corse lungo i fili del destino, taglienti come coltelli, più sottili di un capello e più resistenti del diamante. Corse per un tempo infinito, circa un secondo, e poi cadde nel vuoto.
E cosi che svegliandosi dal silenzio rispose "no" all'orso mannaro.
L'orso mannaro disse "sono stato un po cattivo a farti conoscere la verità uomo sciamano", e poi sospirando soggiunse "tornerai dai tuoi fratelli e racconterai un mare di balle sulla danza degli sciamani, sul viaggiare nei mondi, sull'essere ed esistere per avere le risposte alle domande che avete dimenticato".
Lo sciamano ancora sconvolto disse "si farò così, ma non parlerò mai della danza degli orsi mannari".
Canto sull'illusione.
Oggi sono serio, domani no e ieri nemmeno, e fra un po' e poco prima neppure.
Quindi nell'attimo in cui gli artigli fremono sul vetro vi dedico tre poesie che narrano di un argomento caro e sconosciuto all'uomo.
Sono tutte una stessa storia, la stessa storia ripetuta infinite volte inutilmente.
La storia dell'uomo che si illude.
Il cerchio dell'illusione.
Ispido manto dell'orso cantante
lacera il guanto dell'uomo sognante.
Corvo solitario all'albero appeso
emetti il suono del respiro sospeso,
riecheggia nel mondo la nota vibrante
catturata dal vero sciamano danzante.
Hai dormito sospeso sul vetro eterno
insipido dono del Dio inverno,
ora svegliati dal sonno forzato
desta il ruggito del leone alato
emetti il suono dell'aquila benedetta
lambendo il mare della sfera perfetta.
La passione celava il sogno infranto
iridescente raggio del vetro che canto,
languida carezza del filo argentato
lasciata oramai al figlio del peccato.
Usa l'artiglio del lupo dorato
spezza il vetro del sole argentato,
invero scoprirai la verità infernale
ombra sospesa dal guado del male.
Nulla esiste nel riflesso spezzato
e l'Illusione il Dio che ho creato.
Il cerchio degli elementi.
Il sospiro accoglie la terra amata
lambendo la pioggia scrosciante del cielo
come neve imbianca la navata
edificata dal magma del nero pelo.
Riecheggia ancora il suono dell'armonia
correndo sulle ali perdute del vento
ha ancora il sapore della retta via
immerso nel ricordo chiuso dal tempo.
Oh se potessi essere ora
demone ed angelo al mio cospetto
eviterei il giudizio sospeso finora
guadagnando degli elementi il rispetto.
Loro ridono del mio pensiero
inneggiando canti di fauni danzanti
eppure nel loro dolore comprendo il nero
lasciato da chi vide le spire fumanti.
Ecco che il cerchio chiude aprendo
mare dell'aria e terra del fuoco
emettendo il soffio che io rendo
navata bianca che crolli con poco.
Tutto si ripete nel ciclo infinito
illusione che appare puntando il dito.
Il cerchio della vita.
In te il ricordo accende il fuoco,
lascito ancestrale del doppio fremente,
carne innocente servita dal cuoco,
eburnea storia grondante di mente.
Ricordi il fuoco spento
chiave dell'occhio tinto di vetro?
Hai perso nell'oblio il sacro vento
illuminando il piede sul sole nero.
Oramai è giunta l'ora
destino lo chiami del futuro passato
epitaffio nascosto nel buio che adora
luce nera del sole guardingo e celato.
Lasciati illuminare spezzando l'anello
avulso nel cerchio macchiato di sdegno
vai combattendo con la spada il bello
istrione maestro che ha il tuo cuore in pegno.
Tuttavia il vetro non si spezza al suono vermiglio
accetta il silenzio guardando il figlio.
I tre cerchi che si intersecano, sacri e sacrileghi, nelle mani dell'uomo.
Spezzarli o incatenarsi? L'ovvia risposta è il motivo per cui siete qua.
Quindi nell'attimo in cui gli artigli fremono sul vetro vi dedico tre poesie che narrano di un argomento caro e sconosciuto all'uomo.
Sono tutte una stessa storia, la stessa storia ripetuta infinite volte inutilmente.
La storia dell'uomo che si illude.
Il cerchio dell'illusione.
Ispido manto dell'orso cantante
lacera il guanto dell'uomo sognante.
Corvo solitario all'albero appeso
emetti il suono del respiro sospeso,
riecheggia nel mondo la nota vibrante
catturata dal vero sciamano danzante.
Hai dormito sospeso sul vetro eterno
insipido dono del Dio inverno,
ora svegliati dal sonno forzato
desta il ruggito del leone alato
emetti il suono dell'aquila benedetta
lambendo il mare della sfera perfetta.
La passione celava il sogno infranto
iridescente raggio del vetro che canto,
languida carezza del filo argentato
lasciata oramai al figlio del peccato.
Usa l'artiglio del lupo dorato
spezza il vetro del sole argentato,
invero scoprirai la verità infernale
ombra sospesa dal guado del male.
Nulla esiste nel riflesso spezzato
e l'Illusione il Dio che ho creato.
Il cerchio degli elementi.
Il sospiro accoglie la terra amata
lambendo la pioggia scrosciante del cielo
come neve imbianca la navata
edificata dal magma del nero pelo.
Riecheggia ancora il suono dell'armonia
correndo sulle ali perdute del vento
ha ancora il sapore della retta via
immerso nel ricordo chiuso dal tempo.
Oh se potessi essere ora
demone ed angelo al mio cospetto
eviterei il giudizio sospeso finora
guadagnando degli elementi il rispetto.
Loro ridono del mio pensiero
inneggiando canti di fauni danzanti
eppure nel loro dolore comprendo il nero
lasciato da chi vide le spire fumanti.
Ecco che il cerchio chiude aprendo
mare dell'aria e terra del fuoco
emettendo il soffio che io rendo
navata bianca che crolli con poco.
Tutto si ripete nel ciclo infinito
illusione che appare puntando il dito.
Il cerchio della vita.
In te il ricordo accende il fuoco,
lascito ancestrale del doppio fremente,
carne innocente servita dal cuoco,
eburnea storia grondante di mente.
Ricordi il fuoco spento
chiave dell'occhio tinto di vetro?
Hai perso nell'oblio il sacro vento
illuminando il piede sul sole nero.
Oramai è giunta l'ora
destino lo chiami del futuro passato
epitaffio nascosto nel buio che adora
luce nera del sole guardingo e celato.
Lasciati illuminare spezzando l'anello
avulso nel cerchio macchiato di sdegno
vai combattendo con la spada il bello
istrione maestro che ha il tuo cuore in pegno.
Tuttavia il vetro non si spezza al suono vermiglio
accetta il silenzio guardando il figlio.
I tre cerchi che si intersecano, sacri e sacrileghi, nelle mani dell'uomo.
Spezzarli o incatenarsi? L'ovvia risposta è il motivo per cui siete qua.
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